lupo

giovedì 2 maggio 2013

25 aprile e primo maggio da riprenderci

Quest’anno i lavoratori e gli antifascisti hanno avuto ben poco da festeggiare nelle date fondanti la nostra democrazia, il 25 aprile che celebra la resistenza ed il 1° maggio festa dei lavoratori, dati gli eventi succeduti si in questi giorni. Dopo l’insediamento del governo delle larghe intese - che vede insieme i legittimi eredi dei repubblichini alleati dei tedeschi con gli illegittimi autoproclamati eredi dei partigiani, oggi simillmente succubi dei tedeschi - abbiamo assistito all’annuncio del percorso verso un costituendo sindacato unico (giallo) il cui avvio dovrebbe essere l’annunciata manifestazione del 22 giugno su una piattaforma insignificante, buttata giù per nascondere l’appoggio al grande inciucio.
Faceva una certa pena vedere Letta prodursi in indecorose profusioni di servilismo verso la Merkel, fino a chiederle consiglio su come guidare una “grande coalizione”.  Chissà se gli è stata suggerita la ricetta tedesca: gabbie salariali e dimezzamento del costo del lavoro per metà del paese con l’accordo dei principali sindacati; certamente il compiacente neo primo ministro non ha ottenuto niente sull’allentamento dei vincoli di strozzinaggio, ribaditi dalla cancelliera con i più amabili sorrisi. Intanto stiamo assistendo ad uno stucchevole confronto costruttivo sull’Imu che non verrà mai restituita (ma qualcosa per salvare la faccia a Berlusconi la dovranno pur fare) mentre Grillo è incartato in un attendismo malamente mascherato dai consueti toni truculenti, i quali nascondono una paura matta di possibili derive violente che niente avranno a che fare con gesti di squilibrati isolati ma più con la rabbia organizzata dei ceti popolari maggiormente vessati. Le contestazioni di Torino e Napoli da parte dei disoccupati e della sinistra ancora viva hanno quantomeno scavalcato questo cretinismo democratico-legalista,dando una chiara indicazione contro i sindacati confederali, travolti alla prima seria verifica del nuovo corso filo-inciucio. Questi fatti accrescono l’importanza della manifestazione del 18 maggio a Roma, indetta dalla Fiom che ci auguriamo diventi anzitutto una manifestazione politica, della sinistra che resta e dei lavoratori contro il governo dei Letta ed oltre quelle opposizioni di comodo che fino a ieri erano il referente politico dei dirigenti. Ci auguriamo anche che il movimento 5 stelle ne sia parte, indicando finalmente che strada intende prendere, essendo ragionevolmente finita la stagione dell’ambiguità atta a far massa critica; un forse inevitabile calo fisiologico può esser compensato e recuperato da una linea che apra allo scontro sociale e gli dia sbocco politico: non è il momento di aver paura di scottarsi ma di accendere il fuoco e comprendere la direzione del vento.


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