lupo

venerdì 5 aprile 2013

Il peggiorista

Napolitano riuscirà a lasciare il suo incarico lasciando di se il peggior ricordo possibile, coerentemente, però, con quanto ha rappresentato nella sua storia politica, in larga parte coincisa con quella del Pci.
Nel partito che fu di Togliatti e Secchia lui era definito il "migliorista" o "l'amico americano"; ossia pseudo riformista nel senso del pegior revisionismo (che tuttavia non gli impedì di appoggiare l'invasione russa della Cecoslovacchia) ed autentico ispiratore della svolta filoatlantica di Berlinguer (quella che doveva far sentire i comunisti italiani più sicuri sotto l'ombrello protettivo della Nato). Questo presidente della Repubblica, tanto mediocre quanto incensato da una classe politica al suo livello, ha combinato l'ennesima e speriamo ultima impresa riguardo la nostra sovranità nazionale ed il comune senso della decenza graziando il colonnello statunitense Joseph Romano, responsabile militare del sequestro, trasferimento all'estero e successive torture  di cui fu vittima  Abu Omar, l'imam rapito a Milano per presunte simpatie jihadiste. Per quel misfatto, compiuto dalla Cia nel nostro paese in barba alle nostre leggi, furono condannati una ventina di agenti americani oltre al capo dei nostri servizi Pollari. Il provvedimento di grazia, retaggio di un atto sovrano da parte di chi ha svenduto da tempo la sovranità del paese, è stato accompagnato da ancor più gravi giustificazioni, lasciando intendere che può essere di esempio ed auspicio per una positiva conclusione della vicenda dei nostri marò processati in India. Da questa infelice uscita si deduce che gli Usa si impegnerebbero ad esercitare pressioni sull'India, suo alleato storico in Asia al pari di Israele in Medio Oriente, per una soluzione di adeguata gratitudine. E si deduce anche un loro probabile ruolo nella goffa gestione del caso da parte del trio Monti -Terzi - Di Paola, i quali ci hanno fatto diventare gli zimbelli di mezzo mondo. Scambi di questo tipo non sono nuovi nella storia dell'Italietta e magari non sempre totalmente nefasti, come quello che vide la liberazione di Silvia Baraldini in seguito alla decisione di lasciar correre sulla ragazzata di quei piloti americani che uccisero diversi turisti sulla funivia del Cermis, in una delle loro abituali scommesse alcoliche su chi riusciva a passare con l'aereo sotto i cavi. Ci sembra che anche allora un certo Napolitano fosse ministro degli interni fino a poco prima dell'estradizione. Certo avremmo preferito che Silvia fosse tornata per la grande mobilitazione popolare, per le sue gravi condizioni di salute, per le accuse mai sufficientemente provate (e che se lo fossero state - la liberazione di Assata Shakur - andavano ancor più a suo merito) e non al prezzo di quei morti e dell'impunità dei militari americani, quella impunità accordata agli agenti dell'impero dal diritto del più forte e dalla solerzia dei satrapi più servili.

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