
Il picchetto che ha chiuso a sorpresa una delle entrate al porto, fatto deviare camion e merci e ritardato la partenza del traghetto per la Grecia può sembrare rispetto a ciò poca cosa ma è condivisibile il segnale e la logica espressa negli interventi che giustificavano l'azione. In un paese in certa misura deindustrializzato rispetto ad un recente passato, terziarizzato, centrale per i flussi di merci e gli snodi delle comunicazioni nel mediterraneo, è estremamente efficace bloccare proprio questi, forse quanto se non più delle fabbriche, essendo in costante aumento quelle chiuse, in cassa integrazione, delocalizzate. Certo questo per noi non giustifica pensare che le contraddizioni si spostino oggi nella sfera della distribuzione o, tantomeno, del consumo; rimangono principalmente nella sfera, della produzione, almeno nell'ambito della divisione internazionale del lavoro ai diversi livelli di sfruttamento. Tale convinzione ci induce a guardare con problematicità alla richiesta di un reddito minimo universale europeo e con assoluta contrarietà all'assersione che soltanto lo spazio europeo sia il terreno privilegiato delle lotte e delle rivendicazioni, mentre quello nazionale lo è della reazione. C'è chi a volte razzola bene ma predica male e viceversa. Nella serata di venerdì, alla presenza di Cremaschi, di alcuni protagonisti di questa giornata e delle mobilitazioni cittadine cercheremo di approfondire anche questi aspetti.
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